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La linguistica è scienza ancora giovane: essa nacque inizialmente col metodo della “filologia comparata”. Peraltro l’esistenza di alcune famiglie linguistiche fu riconosciuta assai presto (nel X-XI sec. per le lingue semitiche, mentre per le lingue romanze un metodo comparativo si abbozzava a partire dal XVI sec.).

Nel XVI sec. era già noto un vasto numero di lingue diverse e si cominciavano a scorgere delle concordanze tra lingue indoeuropee geograficamente assai lontane, come il sanscrito e il latino; importanti lavori comparativi comparvero nel corso del XVII sec., ma il metodo scientifico della grammatica comparata si affermò definitivamente solo nel XIX sec. in seguito all’approfondimento delle conoscenze sulle lingue indoeuropee e in particolare del sanscrito. Dopo i tentativi di Rask che tendeva soprattutto alla comparazione dei tipi linguistici e le ricerche di F. Bopp, grande iniziatore della comparazione metodica, la grammatica comparata raffinò i suoi strumenti e precisò la portata e i limiti nei suoi risultati sia nel campo delle lingue indoeuropee antiche sia in quello delle lingue romanze. Progressi decisivi furono compiuti tra il 1870 e il 1880 grazie ai lavori dei “neogrammatici” come Brugmann.

I metodi della linguistica comparativa furono introdotti in Italia soprattutto per merito di G. I. Ascoli. I metodi elaborati per la grammatica comparata indoeuropea sono serviti di esempio per lo studio comparativo di altri gruppi linguistici. Tutto il campo della linguistica storica sulla solida base delle ricerche comparative si è notevolmente sviluppato e approfondito e ha tratto vantaggio dagli insegnamenti della geografia linguistica (costruzione di atlanti linguistici, metodologia della “neolinguistica”).

La linguistica generale trova i suoi precedenti nella grammatica generale dei secc.  XVII e  XVIII la quale tendeva a ritrovare nel linguaggio le leggi universali dello spirito. Questo tipo di ricerche fu respinto nel  XIX sec. dal positivismo cui si deve il predominio della linguistica storica. Grazie appunto agli insegnamenti della linguistica storica, i linguisti tra la fine del  XIX e l’inizio del XX sec. presero coscienza dei caratteri specifici dell’oggetto della loro scienza che in primo tempo si tendeva a ricollegare alle scienze naturali o alla fisica o alla psicologia. Le considerazioni generali sul funzionamento delle lingue assunsero allora un’importanza notevole che è del resto tuttora in aumento: i risultati raggiunti dalla linguistica generale sono ulteriormente utilizzati dalla linguistica storica in una continua osmosi dei due rami della disciplina.

 

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