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Disturbi del linguaggio o, più esattamente, del comportamento linguistico si manifestano in numerose malattie mentali e possono rivestire tre aspetti: disturbi del linguaggio scritto, del linguaggio interiore e del linguaggio parlato, ben distinti dai disturbi del linguaggio propriamente detto come l’afasia o il sordomutismo.

1. I disturbi del linguaggio scritto, spesso associati a quelli del linguaggio parlato, sono dovuti a ipoattività, spesso associata a mutismo, per quanto esistano certi casi (es. certe paralisi isteriche) in cui il malato che rifiuta di parlare accetta di scrivere, o a iperattività (grafomania delle schizofrenie, deliri cronici, manie) oppure possono consistere in alterazioni dell’aspetto formale del linguaggio o in alterazioni semantiche.

2. I disturbi del linguaggio interiore compaiono nella sindrome di automatismo mentale in forma di ripetizioni del pensiero, di commento agli atti prima e dopo la loro esecuzione. Il malato sente delle voci con cui conversa, muove le labbra, monologa e fa mimiche espressive.

3. I disturbi del linguaggio orale vengono distinti in disturbi dell’attività verbale, per iperattività come la logorrea (nella mania), la verbigerazione (nella schizofrenia e le demenze senili), per ipoattività come il mutismo (isteria), il mutacismo (nei deliranti), l’afemia; disturbi della realizzazione del linguaggio come i disturbi del ritmo (es. balbuzie) e disturbi semantici frequenti soprattutto nella schizofrenia e riguardanti sia la parola sia la frase.

 

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