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Ovvero l’approccio innatista.

Secondo l’approccio innatista il cervello infantile sarebbe geneticamente programmato per lo sviluppo della grammatica universale. Tuttavia il lungo processo evolutivo dell’apprendimento linguistico fa ritenere che si tratti piuttosto di cambiamenti nell’organizzazione neurale.

L’approccio innatista fa riferimento ai modelli di grammatica generativa di Chomsky, per cui il linguaggio umano è qualcosa di speciale, superiore e diverso dalle altre specie (facoltà specifica della specie).

Caratteristiche del linguaggio umano sono:

1) infinità discreta. Il linguaggio è un sistema in cui un numero finito di unità può essere combinato in infiniti modi, così da permettere un numero infinito di messaggi. Esistono regole e principi che impongono dei limiti ai modi in cui le unità discrete possono combinarsi.

2) ricorsività è la proprietà di alcune regole di essere applicate indefinitamente al proprio risultato, generando frasi.

Chomsky sostiene che il linguaggio sia biologicamente determinato da una dotazione genetica propria degli esseri umani, anche se riconosce che alcune componenti dell’esecuzione (fonetica, fonologia, semantica, pragmatica) siano riconducibili ad altri sistemi cognitivi comuni ad altre specie animali. (FLB)

Sistemi comuni e facoltà del linguaggio in senso lato (FLB) avrebbero il ruolo di interfacce nel la facoltà di linguaggio in senso stretto (FLN), esclusivamente umana, acquisita per mutazione genetica di tipo saltazionista.

La FLN deriverebbe dalla riassegnazione alla comunicazione di strutture originariamente destinate ad altre funzioni.

Conoscenze e procedure linguistiche sono dominio specifiche, cioè operano solo all’interno del linguaggio, costituendo la “grammatica universale”: i principi comuni a tutte le lingue (nomi- verbi-aggettivi, e concordanze). Questo modello cognitivo è quindi di natura modulare in quanto ogni sistema funziona con modalità specifiche, è accessibile in modo limitato, e associato a un’architettura neuronale fissa.

Egli sostiene che ogni lingua sia il risultato dell’incontro tra lo stato iniziale del sistema linguistico (rete) e l’esperienza (interruttori). Il compito del bambino nel processo di acquisizione del linguaggio sarebbe quello di posizionare gli interruttori in modo da rendere lo stato finale del proprio sistema corrispondente alla lingua parlata nel suo ambiente.

Secondo Chomsky classificano il linguaggio con prove o evidenze positive, negative dirette negative (che le parole sono della lingua che si sta acquisendo) ma le evidenze non sono utili.

In quest’ottica, anche gravi deficit sensoriali hanno solo effetti minimi sull’acquisizione del linguaggio: non vedenti e non udenti sviluppano il linguaggio in maniera simile a tutti gli altri.

Alcuni ritengono che le facoltà di linguaggio sia attivata dall’ “innesco”, per il quale il sistema ha bisogno di pochissime evidenze per assegnare il giusto valore ai parametri universali: l’apprendimento sarebbe istantaneo. Altri ritengono che si tratti di un processo più ponderato di verifica di ipotesi attraverso la ricerca di regolarità distribuzionali.

 

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