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Il Decadentismo è un movimento artistico e letterario che nasce in Francia nella seconda metà dell’Ottocento e che si diffonde successivamente in tutte le maggiori nazioni europee in contrapposizione al naturalismo e al positivismo. Nasce e si sviluppa nel periodo che va dagli ultimi anni dell’Ottocento allo scoppio della prima guerra mondiale, anni di grandi tensioni internazionali, che tuttavia non esplodono in conflitti diretti tra le maggiori potenze europee, ma covano sotto la cenere fino alla prima guerra mondiale. Da un punto di vista economico, quelli di fine secolo sono decenni di grave crisi, crisi che i governi europei affrontano principalmente con il protezionismo. Questa scelta finisce però con il penalizzare i settori che tradizionalmente operano per l’esportazione quindi, nel tentativo di trovare sbocchi alle proprie economie, i principali stati europei – Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Spagna, ecc. – intraprendono politiche imperialistiche. Questa scelta, oltre ad essere dettata dal bisogno economico, è anche sostenuta dalla cultura del tempo, che diffonde in ampi strati della società l’amore e il gusto per la guerra, per lo spirito di conquista e per la volontà di dominio, sentimenti che costituiranno il retroterra culturale del primo conflitto mondiale. È in questo contesto storico che nasce il Decadentismo, che è sì un prodotto della crisi della civiltà e della società europea, ma allo stesso tempo rappresenta la presa di coscienza e la denuncia di questa profonda crisi.

Il termine “decadentismo” viene coniato dalla critica del tempo per indicare spregiativamente un gruppo di giovani intellettuali francesi il cui atteggiamento è ritenuto un’espressione di degrado culturale. Questi, che si riuniscono a Parigi sulla riva sinistra della Senna, la “Rive Gauche”, non solo accettano la definizione, ma se ne fanno un vanto, sottolineando la loro diversità e la loro estraneità nei riguardi della società borghese; creeranno anche una rivista letteraria dal nome “Le décadent”.

Il teorico del movimento è considerato Paul Verlaine, che in un suo famoso verso scrive: “Io sono l’impero alla fine della decadenza”. Gli scrittori decadenti trattano in forma più estrema alcuni temi tipici del romanticismo, quali il sogno, l’immaginazione e la fantasia. Non si riconoscono nelle tendenze positivistiche e materialistiche della società borghese, e vi si contrappongono con atteggiamenti anticonformisti e anticonvenzionali. Consapevoli di essere rifiutati da quel mondo, ne fanno motivo di orgoglio e distinzione rivendicando la loro superiorità. Tratti caratteristici del decadentismo sono l’esasperazione dell’individualismo e dell’egocentrismo, una Visione pessimistica del mondo e della vita, la forte polemica contro il positivismo, il senso profondo del mistero e della solitudine dell’uomo, e la scoperta e la valorizzazione dell’inconscio (ricordiamo che è proprio alla fine del XIX secolo che la psicoanalisi muove i primi passi).

Il poeta decadente è un esteta, un veggente che va al di là delle sensazioni e delle apparenze vivendo una realtà che l’uomo normale non può percepire. Per riuscire ad esprimere queste sue sensazioni egli usa un linguaggio ricco di metafore, analogie e simboli; la parola diventa pura e astratta, talvolta comprensibile solo al poeta stesso e ha valore unicamente per la sua fonicità e la sua musicalità. La sintassi diventa imprecisa. La metrica tradizionale lascia il posto al verso libero come mezzo che permette di rendere tutte le necessarie sfumature, evitando così le limitazioni delle forme metriche tradizionali, più chiuse e rigide.

Esponenti di spicco del Decadentismo italiano sono Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio, e più tardi Italo Svevo e Luigi Pirandello. In Inghilterra il maggior rappresentante di questa corrente è Oscar Wilde, mentre in Francia ricordiamo Baudelaire e Rimbaud.

 

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