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Il Romanticismo è un movimento artistico, letterario e culturale sviluppatosi al termine del XVIII secolo in Germania e diffusosi in tutta Europa nel XIX secolo.

Il termine “Romanticismo” deriva dalla parola inglese “romantic”, traducibile in italiano come “romanzesco”, nel senso di “non reale”; con questo termine, nella metà del XVII secolo si indicavano quei generi letterari, come i romanzi cavallereschi, che rappresentavano vicende fantastiche all’interno di un’ambientazione storica più o meno accurata. Accanto a questo primo significato si sviluppa, e infine prevale, quello di “pittoresco”, nel senso di ricco di originalità e di forza rappresentativa.

È difficile dare del Romanticismo una definizione univoca: prima di tutto perché è un fenomeno che assume connotazioni diverse a seconda delle nazioni in cui si sviluppa, e poi perché non si fonda su un sistema di ben specifiche idee, ma fa piuttosto riferimento a quel “modo di sentire” cui gli artisti del tempo adeguano il loro pensiero, la loro produzione artistica e le loro stesse vite.

Il Romanticismo nasce come una reazione sia all’esaltazione della razionalità (tipica dell’Illuminismo) sia al culto della bellezza classica del Neoclassicismo, ai quali contrappone la spiritualità, l’emotività, la fantasia, e soprattutto l’affermazione dei caratteri individuali di ogni artista. Il termine Romanticismo viene usato per la prima volta dal filosofo e critico letterario tedesco di fine ‘800 Friedrich von Schlegel, con riferimento alla letteratura da lui considerata “moderna”, contrapposta cioè a quella “classica”. August Wilhelm von Schlegel, fratello di Friedrich e anch’egli critico letterario, scriverà che il termine Romanticismo è adeguato a definire quel movimento letterario che appunto nasce attorno al 1790, perché esso (il termine Romanticismo) allude alla lingua romanza, originatasi dalla mescolanza dei dialetti tedeschi con il latino. È infatti proprio l’eterogeneità, secondo lui, a essere elemento tipico dell’età romantica, epoca in cui l’uomo non è più sufficiente a se stesso come nell’antichità classica.

Temi del Romanticismo

Temi caratteristici di quasi tutti i campi toccati dal movimento romantico sono:

  1. La negazione della ragione illuminista, in quanto essa non si è rivelata in grado di spiegare la realtà nella sua complessità. Nel periodo romantico si assiste infatti a un notevole progresso nell’esplorazione di ciò che di irrazionale vi è nell’uomo, come il sogno, le visioni, la follia o semplicemente i sentimenti.
  2. L’esotismo, ossia una fuga dalla realtà, che può essere sia temporale sia spaziale; temporale, verso un’altra epoca, come ad esempio il Medioevo o l’età classica antica; spaziale, verso luoghi lontani o comunque diversi da quelli di appartenenza.
  3. L’individualismo e il soggettivismo: con l’abbandono della ragione illuministica, tutto ciò che riguarda l’uomo e la natura non ha più un’unica chiave di lettura fornita dalla ragione. Si afferma quindi la concezione che l’uomo rifletta il proprio io con i suoi turbamenti nella natura, che ne diventa quindi manifestazione oggettiva.
  4. L’affermarsi dei concetti di popolo e di nazione: il Romanticismo, come sappiamo, rivaluta le specificità dell’individuo, e questo, a livello di stato e di comunità, assume l’aspetto del nazionalismo e contribuisce alla formazione della coscienza nazionale risvegliando un grande interesse per le espressioni popolari e folcloristiche. A questo si unisce, spesso, il desiderio di ricercare le antiche origini delle nazioni, aspetto che porta a una profonda passione per il Medioevo, considerato l’epoca mitica che ha visto la nascita dei moderni popoli europei (epoca invece disprezzata dall’Illuminismo). Le stesse opere medievali sono fonte di ispirazione dei poeti romantici, e in qualche caso anche quelle di Omero, ritenute più originali di quelle latine in quanto risultato della tradizione orale e folcloristica dell’intero popolo greco antico.
  5. Il ritorno alla religiosità e alla spiritualità: l’uomo romantico rifiuta i limiti imposti dalla ragione, ed è quindi naturalmente portato verso l’ambito religioso e la conseguente ricerca di una dimensione immortale. Nell’età romantica si assiste anche a un ritorno della magia e dell’occultismo, che, paradossalmente, a volte sono accidentale motivo di importanti scoperte scientifiche.
  6. Lo studio della Storia: sempre legato al concetto di rivalutazione della specificità di ogni individuo, col Romanticismo si recupera una visione dell’uomo in divenire, ossia in costante cambiamento, e ritorna quindi l’interesse per lo studio delle epoche passate. Si sviluppano anche nuove discipline come la numismatica (i.e. lo studio scientifico della moneta e della sua storia), l’archeologia e la glottologia (i.e. lo studio storico delle lingue).
  7. La perenne tensione verso l’assoluto: l’assoluto, nel romanticismo, è l’infinito immanente alla realtà, quindi permea la realtà, e infatti coincide spesso con la natura; questa sua presenza nella realtà provoca nell’uomo una perenne tensione verso il suo raggiungimento, che a sua volta si traduce in quattro tematiche ricorrenti: i) Il titanismo: la tensione dell’uomo verso l’assoluto viene paragonata allo sforzo dei titani, che perseverano nel tentativo di liberarsi dalla prigione nella quale Zeus li ha rinchiusi, pur sapendo di doverci restare per sempre. ii) L’idea del sublime: l’infinito genera nell’uomo uno stato d’animo che i romantici definiscono il sublime, un senso di terrore e di impotenza che però, anziché scoraggiare l’individuo, ha l’effetto di rendere bello ciò che è spaventoso e incontrollabile. iii) Il concetto di Sehnsucht, termine tedesco traducibile come “desiderio del desiderio” o “male del desiderio”. È il senso di continua inquietudine che affligge l’uomo e lo spinge a oltrepassare i limiti della realtà terrena, opprimente e soffocante, per rifugiarsi in una dimensione che supera lo spazio-tempo, che è spesso quella interiore. iv) L’ironia: è la risposta dell’uomo alla presa di coscienza della finzione intrinseca al mondo e della limitatezza dell’uomo stesso.

Il Romanticismo in letteratura

Per quanto riguarda il Romanticismo in letteratura, si è soliti dividere la produzione letteraria romantica in due correnti:

  1. La corrente soggettiva, che concepisce la poesia come una delle più alte espressioni dello spirito, della fantasia, dei sentimenti e degli ideali dell’artista; in questo modo, l’artista dà voce all’inquietudine e all’insoddisfazione dello spirito umano, stati d’animo che nascono dalla consapevolezza dell’irrisolvibile contrasto tra reale e ideale, tra finito e infinito. La poesia è quindi introspezione, scavo interiore e analisi degli stati d’animo dell’autore, che sono allo stesso tempo comuni a tutti gli uomini.
  2. La corrente oggettiva, che concepisce la letteratura come rappresentazione della vita e degli ideali di uomini che vivono in un preciso tempo e luogo; lo strumento principale di cui si serve è il romanzo. Per quanto riguarda la poesia, invece, secondo gli esponenti di questa corrente, ogni nazione ha un suo modo di fare poesia, con specifiche peculiarità di lingua e di forma, e ritengono pertanto assurdo che la poesia di una nazione si rifaccia a quella dei greci o dei romani. Essa avrebbe dovuto, al contrario, trovare un’espressione nuova e spontanea, conforme ai miti, alla storia e anche alla natura della nazione in cui nasce e si sviluppa. I poeti che fanno parte della corrente oggettiva, rigettano quindi tutti i modelli dell’arte classica e gli sostituiscono l’idea di una poesia spontanea e popolare, che esalti un tipo di eroe appassionato e ribelle ad ogni legge e che si rifaccia, lo ripetiamo, alle fonti primitive della nazione in cui la poesia stessa nasce e si sviluppa. La nascita del Romanticismo nelle principali nazioni europee e negli Stati Uniti Il Romanticismo letterario, in Germania, prende le mosse dal movimento culturale dello “Sturm und Drang” (in italiano “tempesta e impeto”), che si sviluppa tra il 1770 e il 1785 e vanta artisti come Goethe e Schiller. Si suole indicare nel 1798 la data di nascita ufficiale del Romanticismo tedesco, con la pubblicazione del primo numero del giornale Athenaeum da parte del poeta Novalis (pseudonimo di Georg von Hardenberg) e dei già menzionati fratelli Schlegel. Si formeranno poi due diverse scuole: quella di Jena e quella di Heidelberg. Della prima fanno parte i due fratelli Schlegel, Novalis, Schelling e altri; della scuola di Heidelberg fanno parte autori come Von Chamisso e Brentano. In Inghilterra l’evento con cui si fa solitamente coincidere la nascita del Romanticismo letterario è la pubblicazione, sempre nel 1798, delle Lyrical Ballads dei poeti Coleridge e Wordsworth.

Gli autori romantici inglesi vengono generalmente divisi in due diverse generazioni: una della fine del 1700, e un’altra della metà del 1800. Della prima fanno parte Wordsworth, che sviluppa il concetto di epifania, intesa come riflessione profonda stimolata inaspettatamente da un fatto quotidiano; Coleridge, poeta definito onirico a causa dell’atmosfera che pervade le sue opere; e Blake, poeta che vede nella natura dei simboli, che diventano chiavi di lettura di una realtà che va oltre quella della natura stessa. Alla seconda generazione appartengono poeti come John Keats, un nostalgico dell’età classica, Byron, il prototipo del poeta ribelle, e Shelley, che ha molto a cuore il tema della libertà. Un posto a sé stante ha invece il narratore e saggista Thomas de Quincey, che con la sua fantasia visionaria anticipa correnti estetiche inquadrabili nel decadentismo europeo della seconda metà del secolo.

Il Romanticismo letterario francese si è distinto per il profondo rinnovamento dei temi e delle forme della letteratura. La sua nascita si fa coincidere con la pubblicazione, a Londra ma in lingua francese, dell’opera De l’Allemagne della scrittrice francese di origini svizzere Madame de Staël nel 1813. Altri autori romantici francesi sono stati Alphonse de Lamartine, in particolare con l’opera Meditations, François-René de Chateaubriand, e Victor Hugo con le Odes e le sue due opere più importanti: Notre-Dame de Paris e Les Miserables.

Negli Stati Uniti, le idee romantiche si affermano sotto la corrente del Trascendentalismo, i cui maggiori esponenti sono Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau; i temi del trascendentalismo vengono poi ripresi dalle poetiche di Walt Whitman e di Emily Dickinson, e hanno anche influssi sul romanzo di Herman Melville. Ricordiamo che il trascendentalismo è un movimento filosofico e poetico, sviluppatosi nel Nord America nei primi decenni dell’Ottocento, che, come il romanticismo, esprime una reazione al razionalismo ed esalta l’individuo nei rapporti con la natura e con la società; a differenza del romanticismo, però, il trascendentalismo intende sottolineare l’originalità della cultura americana nei confronti di quella europea.

In Italia troviamo elementi tipici della nuova sensibilità romantica già in Ugo Foscolo (1778-1827) e in Vittorio Alfieri (1749-1803), iniziatore quest’ultimo di quel filone letterario e politico risorgimentale che si svilupperà nei primi decenni del XIX secolo. In Italia si inizia a parlare di Romanticismo nel 1816, grazie al periodico letterario Biblioteca Italiana, voluto e finanziato dal governo austriaco in Lombardia come sostegno alla formazione del consenso verso il nuovo governo succeduto ai francesi. La data con la quale si fa coincidere la nascita del Romanticismo italiano è il gennaio del 1816, quando Madame de Staël pubblica sulla Biblioteca Italiana l’articolo dal titolo Sulla maniera e utilità delle traduzioni, nel quale invita gli italiani a conoscere e a tradurre le letterature straniere come mezzo per rinnovare la propria cultura. Sempre nello stesso anno, il poeta e scrittore Giovanni Berchet, pubblica la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo, un breve testo che diventa il manifesto del Romanticismo letterario italiano. L’autore, che si cela dietro lo pseudonimo di Grisostomo (“bocca d’oro” in greco), finge di scrivere a suo figlio in collegio per dargli dei consigli letterari, il che è occasione per un’esaltazione della nuova letteratura romantica. Verso la fine dell’opera però, Grisostomo finge di aver scherzato, ed esorta il figlio a seguire fedelmente le regole classicistiche, che espone facendone la parodia (di qui l’aggettivo “semiseria” attribuito alla lettera). Successivamente alcuni letterati come lo stesso Berchet, Ludovico Di Breme ed Ermes Visconti, si staccano dalla Biblioteca Italiana per via del suo carattere troppo conservatore, e nel 1818 fondano Il Conciliatore, rivista letteraria diretta da Silvio Pellico. Il Conciliatore si propone di “conciliare” l’ambito della ricerca scientifica e tecnica con quello della letteratura (sia illuminista sia romantica), con il pensiero laico e con il cattolicesimo. La rivista verrà però chiusa dopo appena un anno per ordine degli austriaci. In Italia si andavano intanto diffondendo le prime istanze risorgimentali, alle quali le opere del romanticismo italiano sono molto legate. Ricordiamo Alessandro Manzoni nella corrente oggettiva, che dà un impulso fondamentale alla diffusione del genere letterario del romanzo storico, e Giacomo Leopardi nella corrente soggettiva; l’appartenenza di Leopardi al romanticismo è però oggetto di dibattito da parte della critica sia perché nella sua poetica sono presenti elementi riconducibili anche all’Illuminismo e al Classicismo, sia perché lo stesso autore la nega.

Il Romanticismo nella filosofia

La filosofia romantica propone un superamento della filosofia illuminista, il cui massimo esponente, Kant, nella sua Critica della ragion pura riconosce i limiti della ragione umana, incapace di andare al di là dell’esperienza sensibile e di accedere quindi alla metafisica. È importante però sottolineare che, allo stesso modo, Kant ha anche anticipato la sensibilità romantica con la sua Critica del Giudizio, nella quale apre la strada a una concezione della natura come inesauribile e spontanea forza vitale, all’interno della quale è presente il divino. Gli esponenti di maggior rilievo del Romanticismo in filosofia sono, allo stesso tempo, i massimi esponenti dell’idealismo tedesco: Fichte, Schelling ed Hegel, seppur non si possa affermare che l’idealismo sia tout-court la filosofia del romanticismo. Se infatti Schelling è certamente un interprete della sensibilità romantica, soprattutto per l’importanza attribuita all’arte e al mito, così come lo è Fichte, che rivaluta l’intuizione e l’istinto, concordando con Kant sul fatto che sia impossibile cogliere l’Assoluto per mezzo della sola ragione, l’idealismo di Hegel è, al contrario, molto critico verso il Romanticismo: ne contesta infatti la svalutazione delle facoltà non solo intellettuali ma anche razionali dell’individuo e afferma che, al contrario, è possibile attingere all’Assoluto proprio mediante l’uso della razionalità, che è per lui un’espressione dello spirito stesso immanente alla realtà. Un altro movimento filosofico che rientra appieno nell’ambito romantico, pur essendo posteriore agli anni d’oro del Romanticismo tedesco, è il già menzionato Trascendentalismo di Ralph Waldo Emerson ed Henry David Thoreau.

La concezione romantica della storia

Nell’età del Romanticismo viene superata la concezione illuminista della storia, cui viene rimproverato di basarsi su un’idea di ragione livellatrice, che in nome dei suoi principi di uguaglianza era giunta a produrre le stragi del Regime del Terrore durante la Rivoluzione Francese (periodo conosciuto anche come Il Terrore, o Terrore giacobino). Secondo i romantici, le vicende della Rivoluzione francese (che vedono i sogni di libertà e di uguaglianza del popolo dar vita alla tirannide napoleonica) hanno dimostrato come, seppur gli uomini si propongano di perseguire fini alti e nobili, questi s’infrangano di fronte alla realtà storica. Non sono quindi gli uomini a fare la storia, ma è Dio: esiste infatti una divina provvidenza che persegue fini al di là di quelli che gli uomini pensano ingenuamente di poter conseguire con la loro limitata ragione, e che sono quindi incomprensibili per gli uomini stessi. Questa polemica contro l’ugualitarismo e il cosmopolitismo illuministi assume principalmente due caratteristiche: la prima, è una tendenza alla restaurazione, non tanto nel senso di un ritorno all’oramai anacronistico Ancien régime, quanto al recupero delle tradizioni del passato, religiose in particolare. La seconda è, al contrario della prima, l’affermazione di valori liberali: questa tendenza nasce anch’essa dalla concezione provvidenziale della storia nel Romanticismo, che fa sì che vengano considerati validi i principi proclamati nel 1789 proprio perché sono parte di un disegno divino (condannando ovviamente gli esiti giacobini della Rivoluzione Francese) Degna di nota è la tesi di François-René de Chateaubriand, che propone di «[…] conservare l’opera politica che è scaturita dalla rivoluzione» costruendo però «[…] il governo rappresentativo sulla religione». La libertà di religione diventa quindi un antidoto sia al dispotismo assolutistico, sia all’anarchia rivoluzionaria.

 

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