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Il Naturalismo è un movimento letterario che nasce in Francia alla fine dell’Ottocento e, in linea generale, può essere visto come la traduzione, sul piano creativo e artistico, della filosofia del Positivismo.

Gli scrittori naturalisti si propongono di descrivere la realtà con gli stessi metodi usati nelle scienze naturali: come gli scienziati positivisti ritenevano che la realtà potesse essere studiata e compresa in ogni suo aspetto usando il metodo sperimentale, così gli scrittori naturalisti tengono un analogo atteggiamento di studio distaccato verso gli ambienti e i personaggi delle loro opere.

Gli scrittori naturalisti abbandonano così la scelta narrativa del narratore onnisciente, tipica del romanzo romantico, e la sostituiscono con una voce narrante che assiste ai fenomeni descritti esattamente come accadono. Se prima lo scrittore interveniva nella vicenda narrata con giudizi e commenti in prima persona, adesso l’autore naturalista rimane distaccato e lascia ai fatti stessi della narrazione il compito, per esempio, di denunciare una certa situazione sociale o di evidenziare il degrado e le ingiustizie della società. Per essere il più possibile fedele alla realtà l’autore deve quindi limitarsi a fotografarla (e infatti non è casuale l’interesse di molti di questi scrittori per la fotografia, una tecnica che allora muoveva i primi passi).

Il critico e storico positivista Hippolyte Taine è considerato il teorico del naturalismo, sia perché ha usato per primo questo termine in un saggio dedicato a Honoré de Balzac e pubblicato nel 1858, sia per aver affermato il concetto che anche in letteratura sia possibile trattare la realtà, e di conseguenza anche la psicologia umana, con la medesima rigorosità utilizzata dal metodo scientifico. Taine sosteneva che i fattori fondamentali che determinano i comportamenti e le scelte degli esseri umani sono tre: la razza (più in generale potremmo dire il fattore ereditario), l’ambiente sociale e il momento storico. Questi tre fattori influenzano quindi anche gli scrittori in quanto essi stessi esseri umani e, di conseguenza, i loro personaggi e le loro storie.

Un altro requisito fondamentale dello stile delle opere naturaliste, oltre a quello dell’impersonalità, è quello di una mimesi (cioè imitazione) il più possibile fedele della lingua dei personaggi, in base alla loro cultura e alla loro estrazione sociale (così come abbiamo visto nel verismo). Di qui il rifiuto degli abbellimenti retorici della tradizione letteraria francese in favore di uno stile asciutto, diretto, il più possibile essenziale. Anche in questo senso il Naturalismo ha segnato un primo superamento del Romanticismo, in quanto anziché affidarsi alla fede e agli ideali lo scrittore seguiva la ragione e la realtà. Nelle opere dei naturalisti troviamo spesso la rappresentazione cruda ed impietosa della realtà urbana del tempo, formata soprattutto dalla piccola borghesia, dal proletariato e dal sottoproletariato, e del suo degrado morale e materiale (ricordiamo che il verismo in Italia si occupò di temi simili ma per la maggior parte descrivendo la realtà rurale anziché quella urbana). Da quelle opere emergeva quindi una denuncia delle situazioni di povertà, di miseria e di sfruttamento a cui la nuova società industriale costringeva i soggetti più deboli. Sul finire del XIX secolo il mito dell’oggettività entra in crisi e alcuni esponenti del Naturalismo si avvicineranno a un’altra corrente letteraria per molti aspetti ad esso opposta: il Decadentismo.

Uno dei maggiori esponenti del Naturalismo è Émile Zola. Se la critica tradizionale aveva fatto una precisa distinzione tra il Zola romanziere e il Zola teorizzatore, oggi gli studiosi, nel rivalutare il lavoro critico e teorico dello scrittore hanno saputo dimostrare che fra la parte programmatica e quella artistica vi è una forte connessione. Il saggio dal titolo Il romanzo sperimentale, pubblicato nel 1880, raccoglie gli scritti teorici di Zola e viene considerato l’unico Manifesto del Naturalismo. In questo scritto Zola definisce il romanzo

“una conseguenza dell’evoluzione scientifica del secolo; esso è, in una parola, la letteratura della nostra età scientifica, come la letteratura classica e romantica corrispondeva a un’età di scolastica e di teologia […]

Il romanziere muove alla ricerca di una verità […] È innegabile che il romanzo naturalista, quale ora lo intendiamo, sia un vero e proprio esperimento che il romanziere compie sull’uomo, con l’aiuto dell’osservatore”. Nel Saggio di apertura di quest’opera Zola delinea una serie di regole che caratterizzano il romanziere, che sono poi le stesse di cui abbiamo già parlato e che ricordiamo in quanto concetti fondamentali per capire il Naturalismo: il romanziere deve far proprio il metodo sperimentale e deve applicarlo ai fenomeni della società; deve scrutare scrupolosamente i personaggi principali dei racconti e collocarli in contesti ambientali precisi; e infine deve rispettare i canoni dell’impersonalità secondo cui nei romanzi non devono trasparire i sentimenti dello scrittore, che deve tenersi fuori dal racconto. Con riferimento ai già citati tre fattori di Taine, Zola, nei suoi scritti, si sofferma spesso sull’ereditarietà, per dimostrare come il destino di ogni persona sia determinato da fattori biologici e psicologici di matrice familiare (ad esempio particolari patologie, fisiche o psichiche, oppure una schiavitù come quella dell’alcolismo). Altri importanti esponenti del Naturalismo francese sono i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, in particolare con il loro romanzo Germinie Lacerteux pubblicato nel 1865, che si ispirava ad una vicenda realmente accaduta e che venne classificato come il primo esempio di romanzo-documento. Nella prefazione dell’opera i fratelli Goncourt scriveranno: “[…] questo è un romanzo vero […] Oggi che il Romanzo si allarga e ingrandisce, e comincia ad essere la grande forma seria, appassionata, viva, dello studio letterario e della ricerca sociale; oggi che esso diventa, attraverso l’analisi e la ricerca psicologica, la Storia morale contemporanea; oggi che il Romanzo s’è imposto gli studi e i compiti della scienza, può rivendicarne la libertà e l’indipendenza. Ricerchi dunque l’Arte e la Verità; mostri miserie tali da imprimersi nella memoria dei benestanti di Parigi; faccia vedere alla gente della buona società … la sofferenza umana, presente e viva”.

 

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