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Songs of Innocence esce nel 1789. Poco tempo dopo, nel 1794, Blake aggiunge all’opera una seconda parte intitolata Songs of Experience: da allora le due opere vengono pubblicate insieme in un unico volume.

A livello strutturale e tematico – nonostante alcune differenze – le due raccolte presentano una sostanziale affinità. Gli argomenti presenti in Songs of Innocence fanno quasi esclusivo riferimento al periodo dell’infanzia: tratta di poesie fiduciose, positive, utopiche e segnate dalla riapparizione costante di alcune figure, come quella dello shepherd.

Le tematiche trattate in Songs of Experience affrontano invece gli effetti del processo di industrializzazione nella Londra in cui Blake ha vissuto (London), la crudeltà delle istituzioni familiari (The Chimney Sweeper), lo sfruttamento degli innocenti, l‘ipocrisia delle istituzioni religiose.

Si tratta probabilmente, nel complesso, dell’opera più rappresentativa di Blake. In essa vengono descritti – con linguaggio semplice, ma con tono profetico e atteggiamento visionario – i due stati opposti dell”animo umano (come peraltro recita il sottotitolo dell’opera). Da un lato, in Songs of Innocence, viene esaltata l’innocenza del bambino non ancora corrotto dalla società, dalle leggi o dai vincoli delle istituzioni. Dall’altro, in Songs of Experience, viene descritta l’esperienza della vita adulta, drammaticamente segnata da egoismi, crudeltà e ingiustizie sociali.

Innocenza ed esperienza non costituiscono naturalmente condizioni legate esclusivamente all’età: l’innocence è piuttosto un mood, una Stimmung, un profilo dell°anima che consente all’individuo moderno di osservare il mondo con uno sguardo scevro da condizionamenti, lirico e immaginativo. In questo senso il poeta è davvero per Blake una sorta di essere privilegiato che percepisce il senso del mondo con occhi innocenti (The Lamb): si tratta, come noto, di un tema che tornerà – con innumerevoli variazioni – in tutta la poetica matura del Romanticismo europeo. Funzionale a questo profilo tematico è la scelta di un registro espressivo semplice, che ai latinismi della tradizione classica antepone termini comuni, di stretta derivazione anglosassone.

Le poesie più rappresentative di questi due mondi, o stati psichici, sono The Lamb e The Tyger.

L’agnello è ad un tempo segno dell’innocenza dell’infanzia, figura dell’amore di Dio e chiave simbolica del perdono di Cristo. Il secondo componimento, invece, mette in scena una stratificata dimensione allegorica in cui la tigre è anzitutto energia, espressione di potenza e pienezza, creatura al contempo affascinante e terribile. Blake oltrepassa qui, tuttavia, qualsiasi convenzionale polarizzazione degli opposti: la realtà tende, in questa come in altre opere, ad apparire in una luce più enigmatica e prospettica (si pensi al noto verso contenuto in The Tyger, Did He who made the Lamb make thee?, Chi creò l”Agnello creò anche te?). Le stesse immagini dell’agnello e della tigre sono interpretabili come forme simboliche complementari che – come il desiderio e la repressione, l’innocenza e la violenza – alludono a dimensioni generali di contrasto e assieme di coesistenza, ricomponibili soltanto grazie all’attività creatrice e totalizzante dell’immaginazione poetica.

 

 

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