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Settima cornice. I lussuriosi. Guido Guinizelli. Arnaldo Daniello.

Il gruppo di anime dentro il fuoco è dei lussuriosi: il fuoco che in terra acceca i loro sensi ora opera in funzione purificatrice. Il sole è al tramonto e colpisce da destra Dante che vede la sua ombra proiettarsi sulle fiamme: cosa normale per lui l’ombra, ma non per le anime che ne restano stupite e si accostano a lui per raccomandarglisi. A nome di tutte una chiede che egli spieghi come mai, vivo, si trovi nell’aldilà. Il poeta sta per rispondere ma ne viene distolto dall’arrivo di un’altra schiera che procede in senso contrario alla prima, incontrandosi i peccatori delle sue schiere si baciano, in tutta fretta si salutano e si separano, ma prima gridano esempi di lussuria punita. La prima schiera ricorda l’episodio tremendo delle due città bibliche di Sodoma e Gomorra che furono distrutte dal fuoco caduto dal cielo perché colpevoli di lussuria contro natura; la seconda ricorda l’episodio mitico di Pasife, moglie di Minosse, che si congiunse con un toro. Le due schiere sono dei lussuriosi secondo e contro natura, gli stessi che Dante nell’inferno però colloca in due cerchi diversi: quelli secondo natura nel cerchio dov’è Francesca, e quelli contro natura o sodomiti nel cerchio dov’è Brunetto Latini. Separatisi i due gruppi Dante può rispondere alla domanda che un’anima gli aveva posto: per intercessione di una donna santa, dice. Ma dicano essi piuttosto chi sono quelle anime che vede ed in particolare chi è colui che gli ha rivolto la domanda. Le anime sono dei peccatori che dell’amore fecero un uso eccessivo, sfrenato. Chi parla è Guido Guinizelli, il poeta col quale ebbe inizio la scuola del dolce stile. Dante non nasconde la sua ammirazione e il suo stupore di trovarsi in presenza di quel poeta che egli chiama padre e maestro suo e di coloro che migliori di lui composero dolci e leggiadre rime di amore. La poesia del Guinizelli, aggiunge Dante, rimarrà cara e preziosa finché durerà l’uso di poetare in italiano, Ma di me migliore, soggiunge il Guinizelli, fu nella sua lingua, il provenzale, il poeta che qui mi si affianca: Arnaldo Daniello. E questi in provenzale, dopo averlo ringraziato delle parole amabili che il poeta fiorentino ha detto di lui, aggiunge che ora piange e contempla con dolore la sua passata follia, confortato però dalla speranza di vedere presto spuntare il giorno della liberazione. Per questo ora si permette di affidarsi alle sue preghiere, che possono aiutarlo a raggiungere rapidamente la vetta della scala del purgatorio. Detto questo si rituffa nelle fiamme. Quest’incontro con il Guinizelli che egli chiama suo maestro, e con un poeta provenzale, ha un notevole significato nell’itinerario culturale e morale di Dante: i due poeti sono nel purgatorio proprio per quello che fu l’argomento della loro poesia, l’amore. Da ciò si comprende come ormai Dante allontani da sé come moralmente pericolosa la letteratura d’amore.

 

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