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Pochissimi sono gli autori e i periodi storici della letteratura italiana che mi hanno colpito particolarmente e tra questi spicca Ugo Foscolo che si colloca nel periodo del Neoclassicismo.

Vorrei fare quindi un piccolo ripasso.

Il periodo storico, politico e sociale

II periodo storico compreso tra a Rivoluzione francese (1789) e la Restaurazione (1815) viene definito In maniera diversa, a seconda che si vogliano sottolineare gli aspetti culturali piuttosto che quelli storici, cosi, viene denominato:

  • età neoclassica o età preromantica, definizioni che evidenziano le due prevalenti tendenze contemporanee del gusto artistico e letterario;
  • età napoleonica, definizione che mette in rilevo l’evento storico principale dell’epoca e dell’ascesa e la caduta di Napoleone.

La campagna militare di Napoleone Bonaparte incide notevolmente sulla configurazione territoriale dell’Italia. Si possono ricostruire tre fasi.

  1. 1° fase repubblicana (1796-1799) Creazione della Repubblica Transpadana (Lombardia) e Cisalpina (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio). Cessione del Veneto all’Austria col trattato di Campoformio (1797). Instaurazione della Repubblica Partenopea e Romana, fuga del Papa in Toscana. Caduta delle Repubbliche giacobine.
  2. 2° fase repubblicana (1800-1805) Proclamazione della seconda Repubblica Cisalpina, ricostituzione della Repubblica Ligure. Nascita della Repubblica Italiana con capitale Milano (1802).
  3. 3° fase (1805-1814) Napoleone si proclama re d’Italia. Fallimento dell’impresa napoleonica in Russia (1812). Con la disfatta di Lipsia (1813) e quella di Waterloo (1814) crolla l’Impero francese e l’Italia ritorna sotto l’egemonia austriaca.

Relativamente agli aspetti sociali, la politica di Napoleone mira a creare una nuova classe dirigente favorevole at suo governo e aperta alle innovazioni giuridiche, economiche e culturali da lui promosse. Ciò si verifica soprattutto nell’Italia settentrionale, dove accorrono intellettuali da tutto il Paese, attratti, oltre che dalle possibilità di lavoro anche dalla fede nel principi rivoluzionari. Nel Regno di Napoli, invece, la repressione attuata dai Borboni nei confronti degli intellettuali coinvolti nella Repubblica Partenopea distrugge quasi completamente la cultura meridionale, creando un vuoto destinato a permanere per parecchi anni. Sul piano della società culturale, l’intellettuale attraversa una profonda crisi di ruolo: scomparso II vecchio modello dell’intellettuale cortigiano (l’ultimo esempio è il Monti), Si pane H problema, relativamente al rapporto cultura-potere politico, della scelta da parte dell’intellettuale tra la partecipazione o I’astensione. Le soluzioni che letterati attuano sono molteplici: in linea di massima partecipano, pur con riserve intellettuali, e diventano elementi attivi nella promozione del consenso governativo.

Scultura rappresentante il neoclassicismo italiano. Paolina Bonaparte di Antono Canova.

Il Neoclassicismo

Sollecitato dalla scoperta dei resti di Ercolano e di Pompei (le città sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.) e accompagnato da un’intensa attività archeologica, il Neoclassicismo indica in primo luogo un atteggiamento di ammirazione nei confronti della scultura e dell’architettura greco-latine, riproposte come modelli di perfezione da imitare. L’archeologo e storico dell’arte tedesco Johann Joachim Winckelmann (Stendal, Magdeburgo 1717 – Trieste 1768) è considerato il teorico della corrente; celebre è la definizione che egli da dell’arte classica, nella sua opera Pensieri sull’imitazione dell’arte greca nella pittura e nella scultura (1775).

In letteratura il Neoclassicismo assume un significato più profondo: si configura come il vagheggiamento di un mito, nella fattispecie (per influenza di Winckelmann) dell’ideale di bellezza identificata con l’arte greca, intesa come sinonimo di “Ellade serena” e cioè come età di equilibrio dello spinto umano. In questo ideale si rispecchia l’aspirazione per un mondo di pace, di bellezza e di armonia, e quindi, per contrasto, si esprime la delusione per il presente e il desiderio di fuga dalla società napoleonica, rivelatasi oppressiva e violenta.

II Neoclassicismo è caratterizzato dalla produzione di forme lineari e armoniche, da una scrittura controllata, elaborata ed elegante e da un’interpretazione della poesia e dell’arte come contemplazione della bellezza ideale: in questa ottica la poesia, poiché ne esce a superare, sublimandole, le passioni umane e le contraddizioni della stona assume una funzione purificatrice.

Autori

Autori più importanti rappresentativi sono Vincenzo Monti e Ugo Foscolo.

Generi Letterari

II romanzo

Nella prosa narrativa l’unico testo importante è il romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo. Per il resto, il periodo è dominato dalla prosa giornalistica e dalla saggistica storico-politica.

Il giornalismo

Tra i numerosi periodici pubblicati nel triennio giacobino (più di cento), il più importante è II termometro politico della Lombardia diffuso nell’intera Italia. Nell’attività giornalistica si impegnano quasi tutti gli intellettuali dell’epoca; i temi maggiormente trattati — con tono quasi sempre enfatico e oratorio — sono di natura politica e riguardano l’Indipendenza Italiana, le insidie antirivoluzionarie tese dagli aristocratici e dai rappresentanti ecclesiastici e la miseria del popolo.

Durante il regime napoleonico la stampa è asservita al potere e diviene mezzo di propaganda del programmi politici e culturali.

Autori Minori

La trattatistica

La trattatistica storico-politica affronta in modo più approfondito le tematiche discusse nel periodici, conservandone spesso lo stile retorico. Principali autori di saggi storici sono:

Francesco Lomonaco (Montalbano lonico, Matera 1722-1810); diffonde con il suo Rapporto al cittadino Carnot la prima accorata denun
cia della repressione borbonica;

Vincenzo Cuoco (Civitacampomarano, Campobasso 1770-1823); incarna l’ideale dello scrittore illuminista che sente a letteratura come testimonianza e impegno civile. Fondamentale è il Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 (1806), nel quale si critica l’astrattezza degli ideali dei giacobini, causa del fallimento del loro moto rivoluzionario. L’estrema concretezza, insieme allo stile asciutto, privo di retorica, fanno avvicinare l’opera del Cuoco allo storicismo romantico. Celebre è anche il romanzo epistolare Il Platone in Italia (18041806), in cui l’autore, ripercorrendo un immaginano viaggio del filosofo in Magna Grecia, descrive quella Civiltà, proponendola come modello da emulare.

Il Purismo

Fenomeno italiano del primo Ottocento, il Purismo si inquadra nell’annosa questione della lingua e consiste nella ripresa delle teorie cinquecentesche di Pietro Bembo (Prose della volgar lingua, 1525), che aveva individuato il modello puro della lingua italiana nei grandi scrittori del Trecento, e in particolare in Petrarca per la poesia e in Boccaccio per la prosa. Su questi principi l’Accademia della Crusca aveva elaborato ben cinque edizioni del Vocabolario, i cui i punti di riferimento erano stati allargati solo agli autori minori del Cinquecento. II Purismo ottocentesco assume un carattere particolare, perché si configura come una reazione all’influenza del francese sull’italiano. Tra i promotori si ricordano:

Padre Antonio Cesari (Verona 1760-1828); curatore della Crusca Veronese, la nuova e più severa edizione del Vocabolario della Crusca;

Pietro Giordani (Piacenza 1744-1848); prosatore, amico e corrispondente di Leopardi,

Basilio Puoti (Napoli 1782-1847); maestro di De Sanctis.

La poesia

La poesia si fa interprete del duplice gusto dell’epoca, neoclassico e preromantico. I migliori esiti si raggiungono con Foscolo; tuttavia, tra gli altri poeti si ricordano:

Aurelio Bertola (Rimini 1753-1798); poeta e traduttore. Le opere migliori sono quelle della maturità: le Poesie campestri e marittime (1779) e Il Viaggio sul Reno e ne’ suoi contorni (1795), caratterizzate da cadenze malinconiche e da un prepotente sentimento della natura;

Alfonso Varano (Ferrara 1705-1788); tragediografo e poeta, noto soprattutto per le Visioni sacre e morali (1749-1766), opere nelle quali, richiamandosi a Dante e alla Bibbia, vengono proposte immagini cupe al fine di rendere la paura del peccato;

Meichiorre Cesarotti (Padova 1730-1808); illuminista, si interessa alla poesia sepolcrale e traduce I canti di Ossian;

Ippolito Pindemonte (Verona 1753-1828); autore di tragedie, poemetti, romanzi e traduzioni dal greco (celebre è la traduzione deIl’Odissea di Omero), amico di Foscolo. Nelle sue liriche egli sa mescolare la limpidezza della sua formazione classicistica con la malinconia che gli viene dalla poesia sepolcrale inglese (questo gusto è particolarmente evidente nelle Poesie campestri, nelle Epistole e nelle Prose campestri). Tendenza moraleggiante hanno invece i Sermoni (1819).

Nel panorama poetico una novità è costituita dalla poesia di contenuto politico civile, i cui principali autori sono:

Edoardo Calvo (Torino 1773-1804); medico e intellettuale, autore di liriche rivoluzionane in dialetto piemontese;

Ignazio Ciaia (Brindisi 1766-99); nelle liriche celebra la fiducia nella Francia come contro propulsore di liberta, uguaglianza e fraternità.

Il teatro

Si segnalano nel periodo napoleonico le tragedie di Giovanni Pindemonte (Ulisse, 1777; Arminio, 1804), Vincenzo Monti (Aristodemo, 1787; Galeotto Manfredi 1788; Caio Gracco, 1801) e Ugo Foscolo (Tieste, 1796; Aiace, 1811; Ricciarda, 1813). Solo alla fine di questo periodo si hanno le prime esperienze del nuovo melodramma che avrà pieno sviluppo nell’Ottocento: del 1813 sono il Tancredi e l’ltaliana in Algeri di Rossini.

Neoclassicismo all’estero

Francia

Fra Settecento e Ottocento in Francia si segnalano due scrittori, avversi a Napoleone.

Madame De Staël (Parigi 17661817); autrice dei romanzi Delfina (1802) e Corinna (1807) di ispirazione femminista e del trattato Della Germania (1810), manifesto del Romanticismo europeo. Nell’opera Della letteratura considerata nel suoi rapporti con le istituzioni sociali (1800) la Staël formula il famoso giudizio basato su rigidi nessi fra clima, società e letteratura, per cui le letterature mediterranee sono plastiche, colorite e sensuali, quelle nordiche, meditative e spirituali.

François-Rene De Chateaubriand (Saint-Malo 1768 – Pangl 1848); autore di opere di successo come Genio del cristianesimo (1802) e Memorie d’oltretomba (1848-1850), nelle quali, sullo sfondo di un continuo oscillare dal più intimo autobiografismo a considerazioni di ordine universalistico, emergono temi destinati a lunga fortuna, come la rivalutazione dello stile gotico, la bellezza della campagna deserta e la maestosità della Grecia antica.

Inghilterra

In Inghilterra e inquietudini preromantiche diffondono il gusto dell’orrido nel cosiddetto romanzo “nero e gotico” e trovano voce di spicco nella poesia sepolcrale, dalla Elegia scritta su un cimitero di campagna (1751) di Thomas Gray (Londra 1716 – Cambridge 1771) ai Pensieri notturni (1742-1746) di Edward Young (Upham, Hampshire 1683 – Hertfordshire 1765). Di gusto preromantico è anche il mito di sapore medioevale del poetavate, come il leggendario Ossian, bardo dei celti gallesi del III secolo, i cui Canti (1765), composti in realtà dallo scozzese James Macpherson (Ruthven, Inverness 1736 – Belville, 1796) trasmisero il senso epico della natura e il gusto dei notturni.

Decisamente romantica è invece l’ispirazione di William Blake (Londra 1757-1827), pittore, incisore e poeta di straordinaria forza visionaria. Celebri i suo Canti dell’Innocenza (1789) e gli antitetici e complementari Canti dell’esperienza (1794), pubblicati e illustrati dallo stesso poeta. Classico e insieme romantico è John Keats (Londra 1795 – Roma 1821), autore di famosissime Odi (1818-19), tra le quali Ode a un usignolo, Ode a un’urna greca, Ode alla Malinconia, Ode
all’autunno
. II poeta si estranea dalla realtà per rifugiarsi nel passato, greco o medioevale. La poesia è concepita come l’incarnazione della bellezza, tema centrale dell’Endimione (1817), il cui contenuto è ben esemplificato dal verso:

A thing of beauty is a joy for ever (una cosa bella e una gioia per sempre).

Germania

Già nel Settecento le radici della cultura tedesca sono di natura mistico-sentimentale; ciò spiega perché in questa regione, più che altrove, si sviluppa la contemplazione sentimentale della natura, che fa dell’area tedesca la patria dello spirito romantico. A questo proposito si ricorda lo Sturm und Drang (Impeto e assalto), movimento culturale che si oppone all’arte classicheggiante e conformista: l’arte deve attingere solo al libro dell’uomo e della natura. In Germania nella stagione preromantica si segnalano:

Johann Wolfgang Goethe (Francoforte sul Meno 1749 – Weimar 1832), autore del romanzo dell’amore impossibile, I dolori del giovane Werther (1774). Altre sue opere di grande pregio sono: II viaggio in Italia (1788), gli Epigrammi veneziani (1790), l’lfigenia in Tauride (1787), le Affinità elettive (1809). II vero capolavoro di Goethe è, però, il Faust (1831), poema tragico e testo sacro della coscienza moderna: Faust gioca la sua anima in un patto col diavolo in cambio della suprema conoscenza della vita. Segue un passo (22 maggio 1771) tratto da I dolori del giovane Werther, in cui il protagonista celebra l’importanza del sogno e il valore delle illusioni come risorse interiori che consentono di superare la miseria e l’infelicità del vivere.

Friedrich Schiller (Marbach, Stoccarda 1759 – Weimar 1805): autore dei Masnadieri (1781), Don Carlos (1782-83), Wallenstein (1795), Maria Stuarda (1801), Guglielmo Tell (1804).

Friedrich Hölderlin (Lauffen sul Neckar, Württemberg 1770 – Tubinga 1843); autore del romanzo epistolare Iperione (1797-99) e di una tragedia, La morte di Empedocle (1797- 99), deve la sua fama soprattutto alle liriche.

 

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