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Eraclito vive ad Efeso tra il 550 e il 480 a.C.. L’esistenza di questo discendente del re di Efeso — in Asia Minore — è avvolta in un’aura di leggenda. Di lui si conosce la polemica antidemocratica con cui contrappone «i migliori» ai «più», mentre il suo stile filosofico arcano e allusivo gli varrà il titolo di oscuro (oltre alla stima di coloro che ritengono, a torto, che la filosofia debba essere incomprensibile).

Della sua opera — cui verrà attribuito il titolo usuale agli scritti del genere: Sulla natura — rimangono un centinaio di frammenti, oscuri e spesso paradossali. Essa mira alla descrizione del logos universale, ovvero della legge che governa il cosmo, «ordine», «fuoco» e «anima» del mondo, armonia segreta dei contrari e luogo della loro coincidenza, secondo una visione che vede nell’incessante divenire di tutte le cose e nel loro conflitto infinito l’essenza del cosmo.

La massima più nota di Eraclito è «tutto scorre, ogni cosa muta, tutto diviene», ecc. In totale opposizione alle tesi di Parmenide, Eracito è il primo filosofo a individuare nel divenire la vera realtà del mondo:

non potrai bagnarti due volte nelle acque dello stesso fiume

recita un altro frammento. La realtà è incessante mutamento, simbolizzato dal fuoco.  Nel divenire cosmico, tuttavia, regna un ordine, esiste un’unità dei contrari (giorno/notte, caldo/freddo, umido/secco ecc.), la cui lotta infinita è governata da una giustizia superiore. Tale posizione è effettivamente molto difficile da comprendere nei dettagli: il suo senso generale potrebbe essere che la realtà è lotta e opposizione, ma dietro di essa esiste un’armonia (conflittuale?) che si rivela agli occhi del saggio, e che, a conferma delle tendenze anti-democratiche di Eraclito, sfugge al volgo.

Il linguaggio

Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, ti potresti mai trovare ai confini dell’anima, così profondo è il suo logos.

Ecco un esempio della prosa di Eraclito, caratterizzata dal linguaggio oscuro e allusivo, dominato dalle metafore: «il cammino», i «confini dell’anima», la «profondità» del logos, che vorrebbero esprimere una sapienza arcana, incomprensibile ai più ma non al saggio.

L’interpretazione della filosofia di Eraclito sarà oggetto di dispute fin dal tempo di Platone, che lo considererà appunto il filosofo del divenire, aprendo la strada alla contrapposizione con — Parmenide, inteso come filosofo dell’essere. Nell’Ottocento — Hegel lo definirà invece il padre del pensiero dialettico, —* Nietzsche l’espressione dell’innocenza dionisiaca del mondo (ovvero di una visione a-morale, o pre-morale dell’esistenza), mentre nel Novecento — Heidegger tenterà di avvicinare il logos di Eraclito all’essere di Parmenide.

La scuola di Elea

Rispetto al naturalismo della scuola ionica inaugurata da Talete — che mira a spiegare l’essenza delle cose attraverso il ricorso a principi in senso lato fisici (alle qualità delle sostanze di cui è composto il mondo) — la scuola di Elea. (in Magna Grecia) introduce la nozione generale di un essere più profondo nascosto dietro le apparenze, e cerca di individuarne le caratteristiche essenziali sulla base di sofisticati ragionamenti di ordine logico. I maggiori esponenti della scuola sono: Senofane, Parmenide e Zenone.

 

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