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Fondatore di una setta religiosa, considerato semidivino dai suoi discepoli, mago e guaritore, Pitagora si rivela anche grande scienziato e studioso delle matematiche.

I particolari della sua vita sfumano nella leggenda e si fondono con quelli dei suoi discepoli. Crea a Crotone una setta religiosa che propugna la trasmigrazione delle anime: con il suo miscuglio di misticismo e di rimando alla tradizione dell’orfismo (la religione misterica, legata al culto di Dioniso, che si contrappone all’ufficialità degli dei olimpici), essa ha una struttura gerarchica, la quale ruota intorno a una vera e propria divinizzazione del suo fondatore. La setta svolge anche un’intensa attività politica, sostenendo il partito aristocratico, si contrappone alla fazione democratica. Sotto l’influenza pitagorica cadono così importanti città della Magna Grecia: oltre a Crotone, ricordiamo Sibari, Reggio, Agrigento. Nel 450 a.C., però, la vittoria a Crotone della fazione democratica ne segna il declino, e condanna Pitagora a un esilio cui ben presto seguirà la morte.

È difficile distinguere il contributo di Pitagora da quello dei suoi discepoli (il più noto dei quali è Filolao, contemporaneo di Socrate), ma sappiamo che Pitagora e la sua scuola scoprono la validità generale dell’omonimo teorema, esaminano i rapporti tra numero e suono, sviluppando il concetto di armonia e, in generale, elaborano una visione della matematica porto tra matematica e mondo — secondo cui l’essenza della realtà è di natura numerica — che avrà un’immensa influenza nella storia del pensiero (anche se la sua consacrazione si avrà in seguito con Platone). Essa infatti esprime la credenza secondo cui dietro alla variabilità del mondo sensibile vi siano delle armonie matematiche nascoste che esprimono l’essenza dell’universo, il quale non è un Caos, ma un cosmo ordinato.

Pitagora considera il numero in termini geometrici, «visualizzandolo», per così dire, come una sorta di figura geometrica, composta dalle unità che ne fanno parte (se l’i è un punto e il 2 una retta, il 3 può essere pensato come la superficie, il 4 come un solido ecc.). In questo senso ogni cosa fisica può essere intesa come composta di numeri. La matematica pitagorica è quindi detta aritmogeometria ed è alla base della visione secondo cui «tutto è numero»: l’ordine del mondo deriva dagli elementi del numero, il quale da Unità si divide in pari e dispari, intesi come espressione dell’indeterminato e del determinato.

Da tale contrapposizione originaria ne seguono altre, generando una serie di contrari: unità/molteplicità, maschio/femmina, luce/tenebra, i quali danno vita all’universo, concepito appunto come armonia dei contrari.

La matematica pitagorica si basa sulla corrispondenza tra grandezze numeriche e geometriche. Essa non potrà quindi sopravvivere alla scoperta dell’esistenza di grandezze incommensurabili (come la diagonale e il lato del quadrato), ovvero di segmenti la cui lunghezza non sia esprimibile in termini di numeri (razionali). A questo proposito la leggenda narra che l’esistenza delle grandezze incommensurabili verrà a lungo tenuta nascosta dai pitagorici, fino a che un «traditore», Ippaso di Metaponto, la divulgherà.

Ben altra solidità riveste invece l’intuizione di un rapporto profondo tra la realtà e il numero. Già presente in, Platone, questo tema verrà esplorato in forme nuove dalla scienza moderna, che potremmo dire, nasce con un pregiudizio in favore del «pitagorismo» (anche se spesso si preferisce usare termine «platonismo» per indicare la stessa dottrina), come mostrerà bene l’asserzione di Galileo, secondo cui il gran libro della natura è scritto in caratteri matematici.

Due altre notevoli dottrine pitagoriche, riprese dalla scienza moderna, sono la tesi eliocentrica, secondo la quale la terra ruota intorno al sole, e l’ipotesi secondo cui è il cervello la sede dell’attività psichica umana.

 

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