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Talete nasce a Mileto, tra i secoli VII e VI a.C.. Personalità multiforme, dotata di ingegno pratico e speculativo, viene indicato dalla tradizione come «il più saggio dei sette sapienti» dell’antichità. Matematico e astronomo, acquista grande fama prevedendo un’eclissi totale di sole e inventando un metodo per misurare l’altezza delle piramidi. E anche un imprenditore abile e spregiudicato, che, secondo la tradizione, riesce a sfruttare le proprie conoscenze «filosofiche» per arricchirsi: prevedendo, sulla base dei suoi studi astronomici, che in inverno vi sarebbe stato un raccolto eccezionalmente ricco a basso costo tutti i frantoi, per ricollocarli a un prezzo altissimo durante la bella stagione.

Ciò che fa di Talete l’iniziatore della filosofia occidentale è l’atteggiamento «scientifico» radicalmente nuovo con cui guarda all’indagine sulla natura: per lui non si tratta più di raccontare in forma poetica le origini del mondo a partire dal Caos primitivo. Invece di accontentarsi di spiegazioni mitiche e poetiche (con ricorso a storie su Cronos, Zeus, Era, ecc.), Talete ricerca un principio razionale interno all’universo che spieghi la natura e il divenire di quest’ultimo.

Da qui la celebre massima, secondo cui «l’acqua è il principio di tutte le cose». Talete individua un principio naturale, l’acqua, come ciò da cui tutto scaturisce, motore del divenire della natura. Inoltre le argomentazioni che egli offre sono razionali, ragionamenti, piuttosto che intuizioni mistiche o poetiche: l’acqua circonda e «sostiene» ogni terra; essa è il nutrimento di ogni cosa viva; ogni vivente si origina dall’umidità, e così via.

Siamo così di fronte al primo esempio pervenutoci di una indagine razionale sulla realtà, che si differenzia — per metodo e contenuti — dalla religione e dal mito. In questo senso il pensiero di Talete è indicato come il punto di partenza della filosofia occidentale. Insieme agli altri filosofi naturalisti, egli compie il primo passo in una nuova direzione: il tentativo di spiegare con l’aiuto della ragione e dell’osservazione perché il complicato mondo che ci ospita è quello che è.

 

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