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Originalità del pensiero greco

I Greci sono gli inventori della filosofia occidentale, intesa come metodo di indagine razionale sull’origine e sulla natura del cosmo. Lo scopo dei filosofi è giustificare e comprendere la realtà, non diversamente da chi si accosta a mito e religione, ma gli strumenti principali da loro adottati non sono la fede, la rivelazione, la poesia o la metafora, bensì il pensiero, discussione critica, l’argomentazione.

Vi sono molte ipotesi sul perché la filosofia occidentale sia nata proprio nel mondo greco, ai tempi di Talete (sec. a.C.), prima nelle colonie in Asia Minore e in Italia Meridionale e poi nella madre patria. Appurato che la tesi di una sua derivazione dalle filosofie dell’Oriente non sembra storicamente fondata — sia perché i primi filosofi greci non conoscono induismo, buddismo o taoismo, sia perché esiste di fatto un carattere originale nella ricerca razionale da loro promossa — possiamo fare riferimento ad alcuni aspetti specifici, capaci di spiegare le peculiarità del pensiero greco. Alcune delle ipotesi accreditate fanno riferimento a fattori storici, culturali e sociali. Tra essi ricordiamo l’importanza dei contatti commerciali dei Greci con altre popolazioni mediterranee, che favoriscono l’incontro e il confronto tra differenti culture e concezioni del mondo, anche grazie alla presenza una borghesia benestante, la cui ricchezza si basa sul commercio (e non sul possesso terriero); la particolare organizzazione dello Stato — che ruota intorno a una pluralità di polis, città Stato indipendenti —, che incoraggia la partecipazione dell’individuo alla vita pubblica e l’abitudine alla discussione; lo scarso potere della casta sacerdotale nelle polis, che, non potendo imporre l’adesione a dogmi religiosi, apre la strada una società molto più libera e «democratica» (aperta al dibattito) rispetto alle monarchie o ai regimi sacerdotali dell’Egitto e del bacino irano-mesopotamico.

I primi filosofi

Scopo dei primi filosofi è spiegare il principio primo (arché) — la natura di tutte le cose — insieme al logos, la legge (al contempo ragione e necessità) che tali cose governa. I modi concreti in cui questa impresa può essere perseguita sono molteplici e può essere utile, prima di entrare nei dettagli, fornire un primo schema generale che comprenda i pensatori generalmente indicati come pre-socratici o pre-sofisti.

Inizialmente la soluzione riguardo alla natura dell’arché viene ricercata nell’ambito della natura, e naturalisti sono chiamati i sostenitori ditale tradizione (Talete, Anassimandro e Anassimene). Sostanze naturali come l’acqua, l’aria, il fuoco sono identificate con il principio primo, ma esistono anche proposte più complesse, come quelle che ipotizzano un «indefinito» all’origine della molteplicità delle cose visibili.

Sulla natura è il titolo canonico dei trattati/poemi dei primi filosofi (Anassimandro, Anassimene, Anassagora ecc.): in esso si ravvisa un tentativo di giustificazione razionale della realtà, del tutto nuovo rispetto alle elaborazioni mitiche precedenti (Omero, Esiodo).

Teorie dell’Essere

Quasi contemporaneamente all’ispirazione naturalistica, nasce un diverso filone di indagine, che cerca di comprendere il cosmo ipotizzandolo come dotato di un’essenza matematica (Pitagora), o caratterizzato da una «lotta tra gli opposti», che sarebbe all’origine della natura conflittuale del divenire (Eraclito). Ulteriori passi in avanti verso considerazioni più astratte sono l’introduzione del concetto generale dell’essere e la discussione intorno alle sue proprietà, operata da Parmenide, nonché lo sviluppo di raffinate tecniche logiche per sostenere alcune delle tesi più palesemente in contrasto con l’opinione comune (Zenone).
Abbiamo così la creazione dell’ontologia, o scienza dell’essere, parte essenziale della metafisica, o studio delle cause ultime e del fondamento della realtà. Da questo punto di vista Parmenide è colui che estende enormemente la portata della distinzione tra apparenza e realtà, facendone una delle questioni fondamentali della filosofia.

Con Parmenide si apre anche il problema del rapporto tra essere e divenire: come è possibile infatti spiegare l’incessante mutare di tutte le cose senza cadere nelle aporie (contraddizioni) individuate da Parmenide e dalla sua scuola? Una prima soluzione verrà cercata dai fisici pluralisti (Empedocle e Anassagora) — che negheranno uno degli assiomi fondamentali del pensiero parmenideo, l’unità dell’essere, per spiegare a partire da ciò la possibilità del mutamento.

Atomismo

La soluzione dell’atomismo di Democrito consisterà invece nel mettere in dubbio un differente principio parmenideo: negazione del vuoto. Attraverso la visione di un universo composto dall’aggregarsi casuale di atomi che si muovono nel vuoto, Democrito consegue una delle più notevoli conquiste culturali della storia dell’umanità, anche se le implicazioni anti-religiose del suo pensiero costituiranno per due millenni un ostacolo al riconoscimento della sua straordinaria grandezza.

La filosofia della natura di Democrito si apre anche al mondo dell’uomo, della morale e della conoscenza (in questo senso egli non è un pre-socratico, ma un contemporaneo e concorrente — temibile — di Platone); con l’avvento della sofistica poi la filosofia affronterà un nuovo percorso incentrato particolarmente sui temi etici e politici.

La scuola di Mileto

La scuola di Mileto, o ionica, comprende una serie di pensatori vissuti nell’omonima cittadina, una delle più prospere tra le colonie greche dell’Asia Minore. Mileto è una repubblica marinara che ha frequenti contatti con Sicilia, Italia Meridionale ed Egitto; in essa si afferma una borghesia mercantile ricca di interessi e di spirito di avventura, tra i cui membri ritroviamo Talete, Anassimandro e Anassimene, ovvero coloro ai quali tradizionalmente si attribuisce l’invenzione della filosofia, nella versione del naturalismo.

 

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