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John Ruskin

John Ruskin (1819-1890), discepolo e ammiratore di Carlyle, fu soprattutto critico d’arte e dedicò la sua vita a una fervida opposizione al materialismo e all`utilitarismo della civiltà industriale. Benché nato a Londra, era di origini scozzesi, profondamente religioso e di rigidi principi puritani.

Nella prima parte della sua precoce carriera (nel 1857 apparivano già suoi articoli sull’architettura), fino al 1860 circa, i suoi interessi gravitarono intorno alla storia dell’arte e alla natura della creazione artistica. Modern painters (Pittori moderni, 1843-60), in sei volumi, iniziato come difesa ed esaltazione del grande pittore inglese di paesaggi Joseph Turner (1775-1851) è un vero e proprio trattato estetico sull’arte della pittura. In Seven Iamps of architecture (Le sette lampade dell’architettura, 1849) illustrava i principi fondamentali dell’architettura, magnificando lo stile gotico e cercando di mettere in rapporto l`arte con la morale. In The stones of Venice (Le pietre di Venezia, 1851-53), in tre volumi, celebrava le origini e il significato dell’arte gotica rapportandola con le virtù morali della società che l’aveva prodotta e attribuiva la sua decadenza alla scomparsa di tali virtù. Il saggio Pre-Raphaelitism (Il preraffaellismo, 1851) riveste notevole interesse storico, visto il successo del movimento preraffaellita.

Nelle opere successive al 1860 Ruskin espose le proprie teorie economico-sociali (Unto this Iast, Fino a quest’ultimo, 1860-62; Munera pulveris, 1862-72; The crown of the wild olive, La corona di olivo selvatico, 1866; Forsclavigera, 1871-84) che sottolineavano la necessità di rendere più umana la “terribile scienza” dell’economia politica al fine di assassinare il mostro dell’industrialismo”. Egli, infatti, accusava la società industriale di degradare la personalità umana e di rendere gli uomini simili a macchine, castrando ogni iniziativa individuale. La sua lotta contro il dominio delle macchine era anche una lotta contro il brutto: fu uno dei primi a denunciare il deterioramento del paesaggio inglese causato dalla rivoluzione industriale e l’orrore per le condizioni disumane in cui lavoravano uomini e donne. Egli attaccò anche il liberismo degli economisti A. Smith, Ricardo e J.S. Mill, sostenendo che la vita economica di una nazione non dovrebbe essere governata dall’idea del profitto, individuale o di una classe, ma dagli interessi dell’intera società. Come soluzione ai mali del mondo Ruskin propose l’arte, cioè il prodotto dello spirito umano ispirato da vizi o virtù, e quindi strettamente connesso con la morale.

 

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