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carlyle1Thomas Carlyle espone un proprio sistema secondo cui, come il corpo è solo il vestito dell’anima e il mondo fisico l’indumento di Dio, così tutte le istituzioni e i costumi degli uomini sono semplicemente il mantello temporaneo dell’“Idea sociale”, una condizione ideale di società di cui egli lamenta l’assenza in quel tempo.

Tutte le problematiche accennate in Sartor resartus furono poi affrontate nei successivi saggi e opere di critica sociale che con vigore e sarcasmo attaccavano il materialismo, lutilitarismo e l'egoismo dell’uomo moderno. Carlyle con profonda intuizione prevedeva i conflitti sociali che avrebbe portato con sé la rivoluzione industriale, sempre più convinto che la democrazia non avrebbe funzionato.
<h3>Il culto dell'eroe</h3>
La sua concezione politica, che respingeva parlamentarismo, costituzionalismo e liberalismo, lo condusse al culto per l'eroe, l
individuo superiore che sa condurre le nazioni a fare ed essere qualcosa di grande. Nei saggi, concepiti come conferenze, Heroes and heroworship (Eroi e culto degli eroi, 1841) egli definì l’eroe come divinità (gli dei della mitologia nordica), come profeta (Maometto), come poeta (Dante e Shakespeare), come sacerdote (Lutero e Knox), come letterato (Johnson, Rousseau e Burns) e come re (Cromwell, Napoleone).

L’idea aristocratica dell’eroe, il leader mandato dal cielo, è rintracciabile anche nelle opere storiche di Carlyle: The French revolution (La rivoluzione francese, 1837), la sua opera più impegnativa, Oliver Cromwell’s letters and speeches (Lettere e discorsi di Oliver Cromwell, 1845) e The history of Frederick the Great, in sei volumi, (La storia di Federico il Grande, 1858-65), interpretazioni mistiche e volontaristiche della storia.

Nel saggio Past and present (Passato e presente, 1845) egli mostrò chiaramente il proprio rifiuto dello spirito dell’Inghilterra contemporanea, di “una situazione storica, politica e morale tra le più discutibili, scottanti e indegne”.

 

 

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